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Coronavirus:un programma per evitare la "desertificazione delle iniziative e dei soggetti culturali"

Una serie di proposte “concrete, realizzabili e sostenibili” - dalla detrazione delle spese culturali (come quelle mediche) alle “zone franche della cultura” nelle città italiane - a sostegno del settore della cultura, duramente colpito dal’emergenza coronavirus. Un programma sottoscritto da accademici, professionisti ed operatori per provare a costruire “una riflessione sugli strumenti utili per impedire che questa crisi possa provocare una desertificazione delle iniziative e dei soggetti culturali concorrendo così ad aggravare irrimediabilmente gli effetti del fenomeno epidemico sulla struttura sociale e culturale del nostro paese”. Un piano di intervento a due velocità: azioni da attivare nel brevissimo periodo per evitare il dissolvimento di tanti soggetti che operano nel settore della cultura ed iniziative da avviare nel breve periodo per accelerare i processi di ripartenza post emergenza.

A sottoscrivere il programma, tra gli altri, Marco D’Isanto, Stefano Consiglio, Ledo Prato, Trinità Jungano, Claudio Bocci, Maurizio Carta, Umberto Croppi, Roberto Ferrari, Paolo Giulierini, Tiziana Maffei, Rosaria Mencarelli, Cesare Moreno, Bertram Niessen, Fabio Pagano, Pietro Petraroia, Daniele Pitteri, Daniela Savy, Antonio Scuderi, Andree Ruth Shammah, Erminia Sciacchitano, Ludovico Solima, Michele Trimarchi, Laura Valente, Paolo Verri, Fabio Viola e Massimiliano Zane.

Gli interventi immediati

1. Misure a sostegno della liquidità

Decreto liquidità

Il Decreto legge 8 aprile 2020, n. 23 contenente Misure urgenti in materia di accesso al credito e di adempimenti fiscali per le imprese, di poteri speciali nei settori strategici, nonché interventi in materia di salute e lavoro, di proroga di termini amministrativi e processuali, contiene una formulazione ambigua dei soggetti beneficiari che nei fatti rischia di escludere la generalità degli enti culturali costituiti sotto forma di Associazioni e Fondazioni dalle misure previste per la liquidità. L’art. 1 del Decreto prevede che sono destinatarie le piccole e medie imprese come definite dalla Raccomandazione della Commissione europea n. 2003/361/CE, ivi inclusi i lavoratori autonomi e i liberi professionisti titolari di partita IVA.

Nella Raccomandazione della Commissione europea n. 2003/361/CE si considera impresa ogni entità, a prescindere dalla forma giuridica rivestita, che eserciti un'attività economica. In particolare sono considerate tali le entità che esercitano un'attività artigianale o altre attività a titolo individuale o familiare, le società di persone o le associazioni che esercitino un'attività economica. Risulta evidente che nella formulazione proposta dalla Commissione Europea siano compresi anche tutti gli Enti del Terzo Settore che svolgano una attività economica. La non inclusione esplicita degli enti non lucrativi nell’art. 1 del Decreto, così come avvenuto per i lavoratori autonomi e i liberi professionisti, ha fatto prevalere, tra gli Istituti di credito, l’orientamento di esclusione di questi enti dal novero dei beneficiari.

Si tratta di una lettura molto grave che impedirebbe ad una parte importante del Terzo Settore culturale di accedere al credito in una fase in cui l’unica effettiva possibilità per sopravvivere alla crisi che stiamo vivendo è proprio la possibilità, così come per le imprese, di accrescere la propria disponibilità di fondi liquidi.

Si chiede pertanto di intervenire con una modifica normativa prevedendo all’art. 1 che si considerano inclusi anche gli enti non lucrativi a prescindere dalla forma giuridica rivestita. Sarebbe importante estendere quanto meno le garanzie di cui all’art. 13 del Decreto prevedendo nel caso degli enti non lucrativi che il tetto del 25% sia riferito ai proventi indicati nell’ultimo bilancio approvato corredato da verbale di approvazione del bilancio e autocertificazione del rappresentante legale sulla veridicità dei dati esposti. La natura fiscalmente non imponibile di una parte dei proventi degli Enti non commerciali non consente infatti di fare esclusivo riferimento al fatturato così come previsto per gli enti commerciali.

Misure specifiche per le Imprese Culturali

Si chiede di attivare misure specifiche di sostegno alla liquidità mediante il Mediocredito Centrale e l’Istituto per il Credito Sportivo con specifica garanzia a copertura dei finanziamenti per le Imprese Culturali, indipendentemente dalla forma giuridica attraverso la quale esse operano. Tale possibilità è prevista per gli enti sportivi all’art. 14 del Decreto attraverso la costituzione di un Fondo di cui all'articolo 90, comma 12, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, il quale può prestare garanzia, fino al 31 dicembre 2020, sui finanziamenti erogati dall'Istituto per il Credito Sportivo o da altro istituto bancario per le esigenze di liquidità delle Federazioni Sportive Nazionali, delle Discipline Sportive Associate, degli Enti di Promozione Sportiva, delle associazioni e delle società sportive dilettantistiche iscritte al registro di cui all'articolo 5, comma 2, lettera c), del d.lgs. 23 luglio 1999 n. 242.

Credito d’imposta Voucher

L’art. 88 del Decreto prevede che, se ricorre la sopravvenuta impossibilità della prestazione dovuta in relazione ai contratti di acquisto di titoli di accesso per spettacoli di qualsiasi natura, ivi inclusi quelli cinematografici e teatrali, e di biglietti di ingresso ai musei e agli altri luoghi della cultura, i soggetti acquirenti, in luogo del rimborso, possano godere di un voucher di pari importo al titolo di acquisto, da utilizzare entro un anno dall'emissione.

Riteniamo che questa misura vada accompagnata con il riconoscimento del credito d’imposta, previsto dall’Art Bonus, per i soggetti che rinuncino al rimborso mediante voucher del titolo di accesso (compresi gli abbonamenti) per gli spettacoli e per l’ingresso nei luoghi della cultura. La rinuncia configurerebbe nei fatti e per espressa volontà dello spettatore una donazione del soggetto a favore dei musei, teatri, etc iscritti nella piattaforma dell’Art Bonus a fronte della quale potrebbe godere di un vantaggio fiscale. La rinuncia al voucher eviterebbe di compromettere l’equilibrio finanziario ed economico di molte imprese culturali, pubbliche e private.

Sarebbe auspicabile che tale misura consenta il riconoscimento del credito d’imposta anche a coloro i quali in sede di acquisto dell’abbonamento o del titolo d’ingresso non abbiano utilizzato strumenti tracciabili. Il MIBACT potrebbe produrre una istanza di chiarimento all’Agenzia delle Entrate per il riconoscimento dell’Art Bonus a questa fattispecie particolare.

Nuove convenzioni tra PA e Imprese Culturali

L’art. 48 del Decreto Cura Italia prevede che durante la sospensione dei servizi educativi e scolastici e durante la sospensione delle attività sociosanitarie e socioassistenziali, le pubbliche amministrazioni sono autorizzate al pagamento ai gestori privati dei suddetti servizi per il periodo della sospensione, sulla base di quanto iscritto nel bilancio preventivo. Si propone di estendere questa disciplina a tutte le Imprese culturali, indipendentemente dalla forma giuridica, e alle Istituzioni culturali, per consentire in accordo con le Pubbliche Amministrazioni, le Scuole e le Università, di garantire sotto altra forma, le prestazioni, mediante erogazione di contenuti a distanza o resi nel rispetto delle direttive sanitarie negli stessi luoghi ove si svolgono normalmente i servizi senza ricreare aggregazione.

In questi giorni molte istituzioni e organizzazioni culturali stanno compiendo uno sforzo per garantire, con modalità nuove, percorsi di fruizione del patrimonio culturale materiale ed immateriale. Le scuole, che hanno già attivato, mediante i Fondi Pon, progetti con esperti esterni o con organizzazioni non profit, potrebbero destinare tali fondi per garantire agli studenti le iniziative culturali soprattutto laddove tali iniziative e convenzioni erano già in corso.

Analoga previsione andrebbe estesa a tutte le organizzazioni che si occupano di recupero della dispersione scolastica per consentire loro di poter continuare, con modalità concordate con le pubbliche amministrazioni, il percorso educativo nei confronti dei soggetti che presentano particolari difficoltà in ambito sociale. Alle istituzioni culturali, in particolare quelle museali, deve essere garantita inoltre la possibilità di mantenere in efficienza i luoghi da essi gestiti a partire dalla manutenzione del verde delle aree museali o archeologiche.

Sblocco Pagamenti PA

Si rende necessario per le Imprese Culturali, maggiormente esposte alla crisi di liquidità, di sbloccare il pagamento dei debiti delle pubbliche amministrazioni, accelerandone i tempi. Si chiede inoltre l’estensione temporale del blocco delle verifiche sulla regolarità ammnistrativa legate ai pagamenti da parte della PA fino al 31.12.2020, in quanto la crisi di liquidità e il ritardo dei pagamenti da parte della Pubblica amministrazione potrebbe generare un ritardo nel pagamento delle imposte e delle tasse. Si chiede inoltre che la medesima misura sia adottata anche in fase di stipula contrattuale al fine di evitare che la mancata regolarità blocchi l’avvio delle commesse. Le verifiche amministrative potrebbero essere assolte mediante autocertificazione recante anche l’impegno alla regolarizzazione a data certa.

Misure di accelerazione per la liquidazione di finanziamenti ordinari e comunitari

Al fine di mettere in sicurezza i finanziamenti di cui sono beneficiari le istituzioni e le imprese culturali (PON Cultura Sviluppo FESR 2014 – 2020 , POC 2014 – 2020, Piano stralcio Cultura e Turismo del FSC 2014 – 2020) e di accelerare il meccanismo di spesa-rendicontazione al quale è legato il ciclo di vita degli interventi, sia con riferimento alla loro realizzazione che in ordine alla materiale liquidazione dei soggetti attuatori dei servizi e delle forniture coinvolti, è necessario, nel breve, chiedere una fluidificazione e una accelerazione dei meccanismi di liquidazione da parte degli Enti erogatori anche in deroga ai Disciplinari regolamentativi sottoscritti con i Beneficiari.

Si tratta in concreto di:

  • emissione del Decreto di finanziamento definitivo già in fase di aggiudicazione dei servizi di progettazione (e non all’aggiudicazione dei lavori) al fine di contenere il rischio di decertificazione di interventi avviati e parzialmente realizzati, ma che non risultano tra gli impegni definitivi dell’Ente responsabile del Fondo/Programma;

  • emissione del decreto di finanziamento definitivo già in fase di aggiudicazione dei servizi di progettazione (e non all’aggiudicazione dei lavori) al fine di contenere il rischio di definanziamento di interventi avviati e parzialmente realizzati, ma che non risultano tra gli impegni definitivi dell’Ente responsabile del Fondo/Programma;

  • estensione del ricorso al meccanismo di anticipazione su fattura, già previsto per interventi finanziati dal PON Cultura Sviluppo FESR 2014 – 2020 con esclusivo riferimento alle attività di progettazione, a tutte le tipologie di attività e fino alla emissione del decreto definitivo di finanziamento;

  • incremento della quota di anticipazione per interventi finanziati dal Piano stralcio Cultura e Turismo del FSC 2014 – 2020 fino al 20% del QTE complessivo (in linea con quanto già previsto);

  • revisione dell’indicatore di avanzamento fisico e finanziario degli interventi finanziati con il superamento dell’IGV quale unico indicatore di avanzamento. La verifica deve attestarsi alla data di avvio dei procedimenti di aggiudicazione ovvero alla fase di prenotazione delle somme poste a base di gara, di cui la stipula del Contratto è solo l’atto finale;

  • più in generale, riconsiderare gli impegni assunti dal beneficiario in sede di sottoscrizione dei disciplinari alla luce di nuovi cronoprogrammi di attuazione fissando la data di conclusione al 31.12.2022, con rendicontazione di spesa al 2023.

Si tratta di orientare, a partire dal disegno della politica di coesione per la nuova programmazione, gli strumenti operativi in modo mirato, cioè tenendo in debito conto le caratteristiche e i fabbisogni dei soggetti da attivare e sostenere.

Fondi per il Terzo Settore della Cultura

Avvertiamo l’esigenza di realizzare una strategia di sistema da parte delle Fondazioni di origine bancaria e delle stesse Fondazioni private per sostenere gli enti di terzo settore. Un intervento di sistema dovrebbe prevedere due Fondi, ciascuno gestito secondo criteri pubblici e condivisi, uno per le organizzazioni più strutturate e uno per quelle più piccole che possono documentare una presenza ed un insediamento radicato e storicizzato.

Le singole Fondazioni bancarie o private potrebbero, ciascuna autonomamente, attivare un meccanismo come quello descritto. Ma bisogna tener ben presente il divario fra Nord, Centro e Sud. In questo senso l’iniziativa lanciata dal Presidente della Fondazione con il Sud, di realizzare un’operazione straordinaria di sostegno al Terzo settore meridionale mediante la concessione di contributi a fondo perduto da erogare a tutte le organizzazioni che rispondano a requisiti minimi di continuità, di esperienza, di radicamento nei territori attraverso le risorse finanziarie dei Fondi strutturali, ci trova pienamente d’accordo.

Sarebbe però necessario, a nostro avviso, coinvolgere in questa misura straordinaria le organizzazioni culturali a prescindere dalle forme giuridiche. Un intervento limitato ai solo Enti del Terzo Settore finirebbe infatti con il penalizzare il tessuto straordinariamente ricco dell’Associazionismo culturale.

Istituzione Osservatorio Imprese Culturali

Costituire un osservatorio permanente presso il Mibact e con il coinvolgimento delle Regioni, dell’Anci, dell’Istat, delle Associazioni più rappresentative delle Imprese Culturali e centri di ricerca che effettui una attività di coordinamento e di monitoraggio sulle conseguenze della crisi epidemiologica sul comparto culturale pubblico e privato e sugli effetti delle misure intraprese compreso il monitoraggio dei pubblici dei nuovi contenuti culturali disponibili online.

2. Misure a sostegno della domanda

Detraibilità delle spese per la cultura

Si chiede di estendere la detraibilità prevista per le spese mediche eccedenti i 129.11 euro, alle spese per l’acquisto di biglietti di ingresso o tessere d’abbonamento a musei, concerti e spettacoli teatrali, sale cinematografiche, dall’acquisto di libri e di opere protette dal diritto d’autore su supporto cartaceo, audio o video, attività formative e di divulgazione, workshop e laboratori, visite guidate. Ai fini della detrazione la spesa culturale dovrebbe essere certificata da biglietto o abbonamento riportante il marchio SIAE, da fattura o da scontrino fiscale contenente la specificazione della natura, qualità e quantità dei beni o degli spettacoli. Il certificato di acquisto deve comunque contenere l’indicazione del nome e cognome del destinatario o il suo codice fiscale.

Bonus Cultura

Si chiede di estendere, ai giovani dai 18 ai 26 anni, la previsione recata dall’articolo 1, comma 604, della legge 30 dicembre 2018, n. 145, ai sensi del quale a tutti i residenti nel territorio nazionale i quali compiono diciotto anni di età nel 2019, è assegnata, una Carta elettronica, utilizzabile per acquistare biglietti per rappresentazioni teatrali e cinematografiche e spettacoli dal vivo, libri, musica registrata, titoli di accesso a musei, mostre ed eventi culturali, monumenti, gallerie, aree archeologiche e parchi naturali nonché per sostenere i costi relativi a corsi di musica, di teatro o di lingua straniera.

Art Bonus

Si chiede di estendere la misura dell’Art Bonus di cui all'articolo 1 del Decreto legge 31 maggio 2014, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 2014, n. 106 e s.m.i. per il sostegno delle attività delle Imprese Culturali indipendentemente dalla loro forma giuridica. Si ritiene inoltre necessario predisporre meccanismi tesi ad incentivare il mecenatismo a favore delle regioni meridionali dove la misura ha prodotto risultati decisamente modesti.

5x mille

In data 3 Aprile 2020 è stato pubblicato dall’Agenzia delle Entrate l’elenco comprende gli enti destinatari del contributo ammessi per l’anno finanziario 2018. Si chiede l’erogazione immediata del contributo ammesso. Si chiede pertanto di dare seguito a quanto stabilito nella direttiva 2011/7/EU (Decreto legislativo 9 novembre 2012, n. 192, in vigore dal 1° gennaio 2013) che prevede l'obbligo per le pubbliche amministrazioni di pagare le imprese creditrici entro il termine massimo di 30 giorni.

Gli interventi di breve periodo

Premessa

Negli ultimi anni il dibattito sull’economia culturale è stato particolarmente vivace ed ha prodotto una serie importante di idee e strumenti utili per sostenere la crescita dei soggetti operanti nel mondo culturale e con essi il tessuto civile, economico e sociale del paese, tenendo conto che le Imprese Culturali offrono servizi e prodotti di forte rilevanza sociale. Riteniamo che vada sin da subito accelerato l’iter di approvazione legislativa di tali strumenti, già contenuti nella bozza del DL Turismo e Cultura. In particolare ci riferiamo ad:

  1. Approvazione della disciplina delle Imprese culturali e creative

  2. Istituzione del Fondo per lo sviluppo delle attività culturali e creative

  3. Credito di imposta per le imprese culturali e creative

  4. Istituzione delle Zone Franche della cultura

  5. Uso di immobili pubblici per attività culturali e creative

  6. Incentivi fiscali per il settore cinematografico e audiovisivo

  7. Misure a sostegno delle imprese nel settore dell’editoria

  8. Fondo giovani per la cultura e reclutamento di funzionari archivisti

Zone franche della Cultura

In riferimento alla misura dell’istituzione delle Zone Franche Urbane per la cultura, che riteniamo di particolare importanza, formuliamo alcune osservazioni. Nella bozza del DDL Turismo e Cultura l’art. 12 prevede l’istituzione dei quartieri degli artisti. Tale misura prevede, al fine di contribuire al sostegno delle imprese culturali e creative, che i Comuni con popolazione superiore a 100 mila abitanti possono individuare zone franche urbane, di superficie non superiore a 100 mila metri quadrati, anche comprensive di immobili pubblici inutilizzati da riconvertire.

Le Imprese Culturali e creative, che nel periodo compreso tra il 1º gennaio 2021 e il 31 dicembre 2025 nelle zone franche urbane iniziano o proseguono una attività economica o vi trasferiscono quelle che già svolgono, possono beneficiare, delle seguenti agevolazioni:

  • esenzione dalle imposte sui redditi, per i primi cinque periodi di imposta, fino a concorrenza di un importo del reddito imponibile, da definire;

  • esenzione dall'imposta regionale sulle attività produttive, per i primi cinque periodi di imposta, fino a concorrenza di un importo da definire, per ciascun periodo di imposta, del valore della produzione netta;

  • esonero dal versamento dei contributi previdenziali e assistenziali, con esclusione dei premi per l'assicurazione obbligatoria infortunistica, a carico dei datori di lavoro, sulle retribuzioni da lavoro dipendente.

Riteniamo che questa misura debba avere un iter di approvazione molto rapido, perché consentirebbe di intercettare sin da subito, da una parte, l’esigenza di garantire lo sviluppo delle aree più fragili del paese e, dall’altra, di costruire un tessuto di crescita civile in stretta connessione con le comunità locali.

Allo stesso tempo riteniamo che questa misura vada estesa anche alle città medie che costituiscono, come testimoniato dal recente rapporto denominato L’Italia policentrica, curato dall’Associazione Mecenate 901, una importante articolazione del tessuto urbano e civile del nostro paese.

Le sedi delle Imprese Culturali

La difficile situazione economica rischia di rendere insopportabile dal punto di vista economico i costi delle locazioni delle sedi delle Imprese Culturali. Si chiede pertanto un intervento di semplificazione assoluta per la concessione del patrimonio pubblico immobiliare alle Imprese Culturali e si chiede di prevedere la possibilità degli Istituti autonomi e dei luoghi della Cultura di concedere gratuitamente spazi inutilizzati o disponibili per le attività delle Imprese Culturali. Per consentire agli istituti e ai luoghi di cultura tale attività sarebbe necessario prevedere la costituzione di un fondo finanziario a sostegno degli istituti destinato a tali attività.

Partenariato Pubblico Privato speciale in ambito culturale

Tra le azioni di sostegno all’offerta si rende necessario integrare in una cornice normativa il partenariato speciale pubblico privato degli immobili culturali dello stato e degli enti territoriali per incrementare il loro sostegno negli investimenti di riqualificazione di luoghi e spazi culturali.

Incentivi all’innovazione tecnologica

Si propone di istituire un fondo di sostegno alla transizione digitale hardware e software dell’intera filiera connessa ai centri culturali, mediante l’adozione di misure incentivanti per le imprese culturali e creative con tecnologie abilitanti attraverso percorsi di integrazione e innovazione tecnologica:

  • Infrastrutturazione di rete

  • Acquisto di dotazioni tecnologiche

  • Sperimentazioni artistiche e riprogettazione dei contenuti per la fruizione a distanza

  • Riconversione dell’offerta e della relazione con i pubblici a distanza con risorse umane dedicate

  • Formazione degli artisti e degli operatori

  • Azioni che facilitano il superamento del digital divide per favorire la partecipazione culturale lavorando sulla capacitazione dei pubblici per l’accesso ai contenuti culturali digitali

Piano strategico nazionale per la promozione e lo sviluppo della Cultura e delle imprese culturali e creative

È necessario che il Mibact vari un Piano strategico nazionale per la promozione e lo sviluppo della Cultura e delle imprese culturali e creative, che consenta, tra l’altro, di riformulare gli obiettivi e l’utilizzo dei Fondi europei e ordinari per la promozione della Cultura e che delinei un nuovo quadro di sostenibilità economica delle Imprese e delle istituzioni culturali. Un Piano che, a partire dalla riperimetrazione dei fabbisogni e degli ambiti di intervento, porti a convergenza la riprogrammazione dei Fondi ordinari e comunitari 2014-2020 e la definizione delle scelte programmatiche in materia di cultura, patrimonio e impresa culturale per il periodo 2021-2027. Il tutto al fine di definire un quadro programmatico ed operativo capace di sostenere un uso efficace dei fondi in funzione dei bisogni reali, riducendo i ritardi accumulatisi e rimuovendo le ragioni che sono alla base dei ritardi. Su queste basi - e portando a valore il grande impegno dell’Italia per Europa Creativa - si dovrebbe innescare un sistema di alleanze nello spazio europeo.

Sembra inoltre indispensabile che il quadro complessivo delle proposte qui formulate possa venire connesso a quelle policy di sviluppo del territorio a base culturale, alle quali fa riferimento lo stesso Codice dei Beni culturali e del Paesaggio (artt. 111, 112 e 120), con specifica attenzione allo sviluppo di accordi di valorizzazione, che integrino comunità, infrastrutture, produzioni, nonché patrimoni, istituti e luoghi della cultura e risorse culturali in genere dei territori, anche nelle aree interne, nella logica e nella prospettiva del pieno recepimento della Convenzione di Faro non soltanto nell’ordinamento giuridico ma anche nelle politiche intersettoriali di sviluppo.

Oggi più che mai è necessario che ci sia un riconoscimento esplicito e tangibile del ruolo e delle funzioni assolte dalle organizzazioni e dalle istituzioni culturali nella tenuta del sistema Paese. Per questo riteniamo utile che gli attori del mondo della cultura, i decisori pubblici e privati concorrano a definire un disegno complessivo per la cultura alla luce dei nuovi paradigmi che drammaticamente sono emersi con gli avvenimenti di queste ultime settimane, consapevoli del fatto che senza il contributo del mondo della cultura la coesione sociale del Paese ne uscirebbe fortemente indebolita.


Fonte: Agcult.it

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