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Traffici d'arte all'ombra della pandemia: il resoconto del dossier "Attività Operativa 2020" del TPC

Il 2020 è stato l’annus horribilis del nostro tempo, eppure nemmeno la pandemia ha fermato l’attività di recupero di beni d’arte del Comando dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale (TPC), Unità specializzata dell’Arma istituita il 3 maggio 1969 per in attuazione dell’articolo 9 della Costituzione (“la Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”).

Questo contributo presenta alcuni dei risultati ottenuti nel 2020 dai Carabinieri TPC, riportati nel dossier “Attività Operativa 2020”. Nella sua prefazione, il Comandante, Generale di Brigata Roberto Riccardi, afferma con particolare orgoglio che “L’arma ha proseguito il suo impegno” e che “l’azione di contrasto, è il nostro modo per onorare i Caduti: assicurare che non ci siamo fermati”.

I beni d’arte recuperati nel corso del 2020 sono stati 501.574 e hanno visto coinvolti i trecento Carabinieri del Comando TPC, posti alle dipendenze del Ministero della Cultura, distribuiti tra sedici Nuclei con competenza regionale o interregionale, un Reparto Operativo nazionale con Sezioni specializzate per materia e un Ufficio Comando che gestisce la Banca dati di opere da ricercare, la più antica ed estesa al mondo (1.300.000 file). Hanno rivestito un ruolo di rilievo anche i Caschi Blu della Cultura, impegnati in importanti missioni internazionali per la tutela e la salvaguardia del patrimonio culturale di Paesi colpiti da calamità naturali. (PENSIAMOCI)

Le varie attività svolte e i risultati conseguiti nel 2020, sono stati inevitabilmente condizionati dal peso dell’emergenza sanitaria da COVID-19. Le chiusure di musei, siti archeologici e luoghi di cultura hanno determinato una maggior vulnerabilità rispetto ai furti, portando all’emersione di nuove frontiere del traffico illecito e cambiando le modalità del mercato nero: quello via web. Lasciati deserti i musei, la sorveglianza è diminuita, un vantaggio per i trafficanti che hanno sfruttato sempre di più la vendita online di reperti antichi rubati. Parallelamente l’attività di prevenzione e tutela del Comando TPC è riuscita a dominare queste nuove dinamiche, perfezionando le potenzialità di attività connesse al web e alla Banca dati. Il Comando ha infatti rafforzato l’attività nel settore di monitoraggio della rete, ricercando i beni artistici illecitamente sottratti e i beni archeologici illegalmente detenuti, intensificando le verifiche nelle varie offerte nei siti di compravendita e sui cataloghi d’asta. L’azione si è rivelata alquanto produttiva e con risultati di rilievo. Nella Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti sono stati controllati 34.024 oggetti, di cui 12.181 presenti nell’e-commerce sono risultati illecitamente sottratti, di conseguenza localizzati o sequestrati. Per la maggioranza si tratta di beni relativi al settore antiquariale, archivistico e librario; a seguire di reperti archeologici, paleontologici e numismatici provenienti da scavi clandestini. Sono state sequestrate 1.547 opere contraffatte: falsi di arte contemporanea (ma non solo) che, qualora immessi sul mercato, avrebbero fruttato alle organizzazioni criminali oltre 415 milioni di euro. L’azione preventiva compiuta dal Comando, in sinergia con i Comandi Provinciali CC, ha riguardato anche ispezioni esterne alle sedi museali e ai luoghi di maggior rilevanza sul territorio nazionale, con la verifica del rispetto delle disposizioni governative di chiusura per le attività commerciali di settore.

La situazione pandemica costituisce un unicum e per questo la comparazione con gli anni precedenti non restituisce significativi elementi per la definizione dei trend criminali nel settore di competenza. I dati che sono stati rilevati, come da prassi, devono essere valutati tenendo conto delle limitazioni alla circolazione delle persone, che hanno influito anche sull’operatività delle compagini criminali. Rispetto al 2019, dall’analisi dei dati si è assistito:

-a una diminuzione dei furti di beni culturali (da 345 a 287)

-ad un incremento dei risultati operativi nei sequestri di:

· Beni pittorici (da 796 a 1085)

· Oggetti di carattere religioso e devozionale (da 228 a 280)

· Monete antiche (da 810 a 1018)

· Sculture (da 146 a 7460[1])

· Opere contraffatte (da 1083 a 1547)

-ad un aumento dei controlli:

· Delle aree tutelate da vincoli paesaggistici o monumentali (da 1464 a 2370)

· Delle aree archeologiche (da 1286 a 1433)

· Degli esercizi commerciali di settore, soprattutto online (da 2267 a 2687)


Un risultato “positivo” si è conseguito nella diminuzione delle delittuosità nell’ambito del patrimonio, che ha determinato la possibilità di impiegare risorse ed incentivare alcune attività, per nulla trascurabili. Ne sono un esempio il monitoraggio dei siti archeologici terrestri e marini, aree di interesse paesaggistico e siti Patrimonio Mondiale UNESCO, così come la sensibilizzazione dei parroci all’utilizzo delle “Linee guida dei beni culturali ecclesiastici”, in particolar modo nei luoghi di culto maggiormente isolati. Mentre nell’ambito delle iniziative finalizzate al controllo del siti web e del commercio online, sono stati fatti degli aggiornamenti all’applicazione iTPC, consultabile gratuitamente da chiunque, al fine di favorirne una maggior fruibilità. Tale app rappresenta uno strumento fondamentale, capace di potenziare sia l’azione di tutela, ma anche di sensibilizzazione del cittadino, coinvolgendolo attivamente nella lotta ai reati contro il patrimonio culturale.

“L’avvento di nuove tecnologie, a cui stiamo lavorando, ci consentirà di ottenere risultati sempre migliori” promette il Generale Riccardi. “Non è una speranza, è un dato concreto che registriamo a ogni giro di boa. Parafrasando il poeta Nazim Hikmet, l’anno migliore per la tutela dobbiamo ancora viverlo”.

[1] Di cui 7050 di maioliche di varie epoche sequestrate un un’unica operazione di servizio

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